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Giovedì 18 settembre a Castelvolturno, in un agguato, vengono uccisi sei immigrati.

Il Giorno dopo, nelle strade, esplode la rabbia che si trasforma presto in rivolta.

Sull’argomento mi è capitato di leggere su “Il Centro” (Quotidiano dell’Abruzzo) “L’opinione” firmata da Mino Fuccillo che nn ha bisogno di ulteriori commenti:

E’ probabile che, con la spranga in mano, tra loro ci fossero anche degli spacciatori. E’ intollerabile che abbiano impugnato le armi e i metodi della guerriglia. Ma attenzione, anche se inquinata, questa è la prima rivolta nera contro i bianchi che si sia vista nel nostro paese.

La camorra li arruola, li taglieggia e li ammazza. Lo Stato criminale li usa come gladiatori del crimine e come schiavi. Lo Stato legale li guarda con sospetto, gli rende la vita difficile, per legge. La società incivile dei bianchi ne fa dei criminali, dei complici, carne da macello da far sparire se sgarrano. La società civile dei bianchi li tratta come diversi indesiderati.

Loro non sono nè innocenti nè santi, ma ognuno e ogni cosa intorno a loro è nemica ed ostile, perfino sguardi e parole. Accerchiati, si ribellano, ai bianchi e a qualunque loro legge.

Stiamo nutrendo, ingrassando un’avversione razziale che si sta facendo reciproca, Castelvolturno è solo il primo velenoso e avvelenato fiore.

NoWork

Nessuno dovrebbe mai lavorare.

Lavoratori di tutto il mondo…

…RIPOSATEVI!

(Bob Black - L’abolizione del lavoro)

Morto un papa…

Anni fa impazzava, negli ambienti underground, una canzone degli L.H.P. (Lion Horse Posse) sul vecchio papa polacco.

Il titolo era papapolacco.

Era una canzone rap cantata a cappella da un gruppo di ragazzi molto divertente

ma anche abbastanza violenta.

Una parte del testo anni fa è stato ripreso e suonato da un gruppo punk (punkina).

Non ricordo tutta la canzone a memoria ma mi sono rimasti impressi molti passaggi.

Iniziava così:

la domenica mattina accendo la televisione

vorrei nitroglicerina per far saltare quel balcone,

e se viene fino a qua, ti giuro che non sbaglio come Alì Agcà.

Uccidere il papa non è reato

ma il dovere del proletariato…

E finiva con:

“Questo papa che prega prega prega ma in fondo i soldi ci frega!”

Non posso non citare l’indimenticabile ritornello:

“pacco pacco papapolacco papapolacco di merda sei un sacco,

pacco pacco papapolacco papapolacco se t’acchiappo ti impicco!”

Una canzone decisamente offensiva nei riguardi di tutti i cattolici e i devoti del vecchio papa ma in grado di far storcere il naso anche ai non credenti.

Ma non mi interessa molto, la Chiesa è un potere forte e sono convinto che, come cantava De Andrè, ”non esiste potere buono”!.

C’è da dire che, brutta o bella che sia,

è una canzone che ha fatto la storia del rap italiano.

In ogni caso morto un papa… si scrive una nuova canzone!

Ho riattualizzato il vecchio testo riadattandolo alla nuova situazione.

Sò che il nuovo papa ne sarà contentissimo!

Ovviamente chi ha nuove idee può modificare il testo a suo piacimento.

Spero che piaccia a tutti coloro allergici come me alla religione

e spero di cuore che offenda tutti i devoti di papa ratzinger che ne vengano a conoscenza!

Dedicata al mio vecchio amico Ratzy:

. . .

Titolo: PAPATEDESCO

il referendum è stato già votato

ma il papa tedesco non si è rassegnato

la legge sull’aborto lui vuol cambiare

ma noi gli rispondiamo: vattene a cagare!

Rit.

Tesco tesco papatedesco papatedesco le ossa ti spezzo

Tesco tesco papatedesco papatedesco se ti acchiappo ti sguercio!

. . .

Ma la sera quando torno a casa stanco dal lavoro

Accendo la tivvù e chi ci trovo

il tesco-tesco il papa-papatedesco

che quando lo becco le ossa gli spezzo

Papa tedesco non sono mica scemo

conosco la storia del tuo regno terreno

sesso potere sopraffazione:

vite violate dalla religione

storia di dominio storia di violenza

quanti bambini hai sulla coscienza:

vite violate dalla religione

crimini nascosti alla pubblica opinione

Papatedesco fuori dai coglioni

non ce ne fotte un cazzo delle tue opinioni

Papatedesco è inutile che preghi

il dio denaro è l’unico in cui credi

perchè se un dio esistesse davvero

un fulmine sicuro beccheresti a ciel sereno!

Rit.

tesco tesco papatedesco, papatedesco le ossa ti spezzo

tesco tesco papatedesco, papatedesco se ti acchiappo ti sguercio!

Chiudere Morini

Il problema non è “possono ragionare?”, né “possono parlare?”, ma “possono soffrire?”

Jeremy Bentham

* * *

Per vivisezione o “sperimentazione in vivo” si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali.

La definizione precisa, del dizionario De Mauro (ed. Paravia) è:

Vivisezione: s.f. dissezione anatomica di animali vivi effettuata a scopo di studio e sperimentazione | estens., qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.

Quindi, tutti gli esperimenti compiuti su animali in laboratorio sono “vivisezione”. Ogni anno solo in Italia circa 900.000 animali, quasi 2500 al giorno tutti i giorni, vengono utilizzati per prove inutili e ripetitive, inapplicabili per la salute umana, ancora richieste da leggi antiquate e superate. Gli stessi test sono ripetuti successivamente, con altre forme e tempi, sui destinatari ultimi del prodotto in sperimentazione: noi umani

[Tratto da www.novivisezione.org]

* * *


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* * *

Perchè guardare queste immagini?

Anche in Italia viene praticata la vivisezione.

Ma negli ultimi anni sono nate e si sono moltiplicate diverse iniziative di lotta contro la vivisezione ed in particolare per la chiusura dell’allevamento morini.

Dal sito www.chiuderemorini.net apprendiamo che: ”L’allevamento Stefano Morini S.a.S. di S.Polo D’enza (Reggio Emilia) vende animali, mangimi, segatura e attrezzature ai laboratori (ditte farmaceutiche e università) dove si pratica vivisezione. Dal 1953 Morini è complice della tortura di animali nei laboratori, infatti il suo motto è “Dal 1953 al servizio della ricerca Bio-Medica”.
Dentro Morini sono attualmente presenti più di 600 beagle e centinaia di topi, ratti, porcellini d’india, criceti e conigli. Questo allevamento esiste dal 1953 ed è da diversi anni di proprietà di Giovanna Soprani moglie del defunto Stefano Morini, gestito dai suoi figli: Marta, Rita e Paolo Morini

Qui troverete l’elenco dei clienti dell’allevamento Morini.

Per saperne di più sulla vivisezione visitate il sito www.novivisezione.org

Per saperne di più su Morini visitate il sito www.chiuderemorini.net

Ora avete tutto il materiale per conoscere ed agire!

…ma mentre si avvicina il futuro gravido di avvenimenti

che devono ancora vedere la luce,

la penna mormora tra le fredde pareti

di questa tomba di cemento

edificata sulla vostra coscienza.

Sussurri che fanno accapponare la pelle,

di fronte ai quali sento freddo,

un freddo morale ed umano.

Non sono un gemito,

sono un grido di guerra

dall’interminabile notte delle tenebre carcerarie.

Xosè Tarrìo Gonzàles

Prigione di Topas (Salamanca),

18 Marzo 1996

Fondata nel XII secolo e simbolo ancestrale dell’oppressione, Newgate è la più grande e la più antica delle prigioni londinesi. E’ appena stata ingrandita e arricchita di diversi ornamenti esterni, ma le sue mura, trasudanti lo sgomento, non hanno perduto niente del loro orrendo agli occhi di pezzenti che le consacrano un’esecrazione unanime. Svaligiatori, topi d’appartamento, borsaioli e ladroni di tutti i talenti, battone e sensitivi, ma anche domestici ladruncoli, o vagabondi in litigio con i loro affittacamere, senza dimenticare i pugilatori irascibili e i virtuosi  della lama: numerosi sono i poveri a prendervi il fresco o a contare fra i loro congiunti dei brav’uomini che ci marciscono o che ci sono marciti.

* * *

Dei pezzenti insonni e senza avvenire sono spuntati nella notte, irrompendo a decine di migliaia dagli slums di Whitechapel o di Southwark, dai tuguri e dai doritori, dalle officine e dai dock,dai bordelli e dalle taverne. A questa gente non gliene può calar di meno del papa e del re, dei tory e dei whig, dei riti e della rendita, dell’arte di governare e quella di amministrare. Vogliono mozzare la lingua quei predicatori da strapazzo e divorare la mano che gli getta le briciole dell’espansione mercantile. Vogliono la soppressione delle leggi e dell’autorità e che tutto appartenga a tutti. Vogliono veder ardere i bagni in una città disertata dai riccastri e dai tromboni. Desiderano appassionatamente la fine dell’ordine delle cose. Non vedono l’ora di realizzare il vecchio sogno di Cuccagna delle grandi insurrezioni londinesi: vedere infine le fontane pubbliche pisciare del vino chiaretto.

Tutti questi aristocratici si riversano per le strade con una mobilità inaudita, si separano e si ricongiungono, si concentrano e si sparpagliano, a seconda dell’ispirazione. L’insurrezione non rimane confinata dietro le barricate o nei ghetti operai, essa percorre la metropoli in bande itineranti che raccolgono qua e là dei rinforzi in ognidove si mostrino. Alle lente sfilate di massa, essa preferisce lo sparpagliamento, la deriva e il passo di corsa. Non cercando di impadronirsi del potere ma di dissolverlo, rendendo caducaogni autorità, ogni privilegio di casta, essa sceglie i suoi bersagli in funzione della loro vicinanza psicogeografica: conti da regolare, ricche dimore da saccheggiare, simboli della schiavitù da demolire. Non cerca di ingaggiare battaglie nè di mlitarizzare l’affrontamento; con la sua onnipresenza e la sua vivacità, organizza l’annientamento di tutte le separazioni. Bandisce e umilia i suoi nemici, distrugge i ninnoli del passato, ma quasi mai uccide o cattura.

Legata all’assenza di disciplina e di coordinamento, l’impossibilità di un strategia si rivela in breve essere la carta vicente di questa insurrezione che è ubiquista. Le deboli truppe presenti inseguono fiaccamente le coorti di insorti senza mai osare raggungerle. Le rare pattuglie di polizia che solcano i quartieri, sono costrette a tagliar la corda o a fraternizzare, fronte al numero e alla determinazione degli esaltati.

* * *

Il primo liberatore a penetrare nella prigione si chiamava Tom Haycock. Ai giuduci che lo interrogheranno sul movente della sua partecipaione alla presa del Newgate, egli risponderà sempicemente: <<La Causa>> - <<Ma poi che altro?>> - <<Non doveva all’alba restare più in piedi una sola prigione a Londra>>.

I demolitori che hanno adottato questo programma investono con convinzione l’immobile, che certuni conoscono fin troppo bene, e cominciano prima d’ogni cosa col forzare le porte delle celle e col portare fuori i detenuti, i quali ricevono l’ovazione della folla man mano che escono dalla fornace. Si rendono loro gli onori, si sfila al ritmo del tintinnio delle catene che portavano ancora ai piedi. Li si scorta dai fabbri del vicinato per liberarli dai loro ferri, prima di lasciare che si confondano nella baraonda immensa. Trecento proletari, debitori o “felloni”, tre dei quali erno destinati ad essere impiccati l’indomani, vengono così resi alla libertà, mentre i loro liberatori, appollaiati sui muri della prigione, assistono, come un’estasi, al suo incendio. Come per attizzarla, certuni pisciano sulla fornace eruttando, tra due blasfemità, degli “spaventosi bestemmioni”.

Ai piedi delle mura un gran ballo sfrenato celebra la distruzione in corso.

L’incisore e poeta William Blake, che allora ha ventitrè anni, è fra i partecipanti alla festa. Il fuoco di vita che annienta Newgate continuerà per molto tempo a bruciare nel suo sguardo fertile - quei momenti sublimi resteranno il segreto delle sue ardenti visioni:

Scoppia la tomba, si sgualcisce il sudario…

Le ossa dei morti sottoterra e i muscoli atrofizzati, disseccati

Si animano fremendo, respirano e si svegliano, ispirate…

Saltano su come dei prigionieri che abbiano rotti i ferri…

Che lo schiavo che fatica alla macina se ne scappi per i campi,

Che possa abbracciare l’azzurro e ridere nell’aria radiosa…

E l’anima incatenata, confinata nei sospiri e nell’oscurità,

Essa, il cui viso in trenta anni di sfinimento non ha mai visto un sorriso,

Ch’essa si rialzi e guardi al di fuori; le sue catene non la trattengono più, le porte della sua segreta sono spalancate…

Julius Van Daal - Bello come una prigione che brucia

lacrime e sorrisi

Non potete ucciderci!

Siamo già morti.

[Scritta comparsa durante l'insurrezione algerina del 2001]

 

 

 

Si parlava, giorni fa, di morte. Capita a tutti a volte di pensarci e di parlarne. La morte: il più grande taboo del XX secolo.

Si parlava della sua concezione occidentale e di una reazione istintiva, incontrollata ed inaspettata che la notizia di una morte può in alcuni casi suscitare in noi ma che qui in occidente può apparire cinica, sbagliata ed inopportuna: il sorriso. E’ mai capitato a nessuno? Sorridere per un dolore! E magari sentirsi in colpa perchè non dovrebbe essere quella la reazione. Ci hanno insegnato ad aggrapparci a tutto quello che abbiamo o crediamo di avere: le cose, gli oggetti, macchine, soldi, vestiti, il corpo. Ci hanno insegnato a vivere per possedere. E così ci leghiamo agli oggetti, alle cose, al lavoro, al nostro corpo e a quello degli altri. Manteniamo in “vita” corpi agonizzanti nei letti di ospedali per anni, perchè finchè il cuore non cessa di battere il corpo non va in decomposizione, e se il corpo non va in decomposizione è ancora nostro, è ancora ”vivo”. Rendiamo la morte un tormento, un’agonia. Rendiamo la vita un tormento, un’agonia. Perchè la vita e la morte fanno parte di un’unica natura. Ma non lo si vuole accettare. Non si può sorridere alla morte. E’ nemica della nostra civiltà. Sarebbe come un soldato americano che sorride a un “terrorista” iracheno. Ma si può sconfiggere la morte? Certo che no! E perchè mai dovremmo? Per ritrovarci in centinaia e centinaia di miliardi su questo piccolo pianeta? La paura è ciò che domina le nostre vite: la paura di perdere il lavoro, la paura di rimanere soli, la paura delle guerre, la paura di morire. Non si può sconfiggere la morte, ma si può superarne la paura e probabilmente tutti vivremmo meglio; non chi campa sulle nostre paure e le fomenta.

Tiziano Terzani fu un apprezzato giornalista-viaggiatore a cui nel 1997 venne diagnosticato un cancro. Da allora iniziò un percorso - dapprima fisico (con le medicine) e poi interiore - che lo cambiò radicalmente e gli fece osservare la vita (e il senso di essa) da angolazioni nuove. Nuove per un uomo occidentale.  Morì felice nel luglio del 2004.

Quello che segue è un suo scritto sul dolore, la morte, e del rapporto che l’uomo occidentale ha con esse:

La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno.

Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una sua importante funzione naturale: quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e i certe situazioni il non avere dolore può essere ancor più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello, non sentendo più alcun dolore, non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancor peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri, quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte, mentre dormiva.

E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e della straordinaria bellezza del suo contrario: il non dolore.

Perchè in tutte le grandi tradizioni religiose il dolore è visto come una cosa naturale, come una parte della vita? C’è forse nel dolore un qualche significato che ci sfugge? che abbiamo dimenticato? Se anche fosse non vogliamo saperne. Siamo abituati a pensare che il bene deve eliminare il male, che nel mondo deve regnare il positivo, e che l’esistenza non è l’armonia degli opposti.

In questa visione non c’è posto per la morte, nè tanto meno per il dolore. La morte la neghiamo non pensandoci, togliendola dalla nostra quotidianità, relegandola, anche fisicamente, là dove è meno visibile. Col dolore abbiamo fatto anche di meglio: lo abbiamo sconfitto. Abbiamo trovato rimedi per ogni male e abbiamo eliminato dall’esperienza umana anche il più naturale, il più antico dei dolori: quello del parto, sul quale da che mondo è mondo si è fondato l’orgoglio della maternità e l’unicità di quel rapporto forse saldato proprio dalla sofferenza.

Ma questa è la nostra civiltà. Ci abituiamo sempre più a risolvere con mezzi esterni i nostri problemi e con ciò perdiamo sempre più i nostri poteri naturali. Ricorriamo alla memoria del computer e perdiamo la nostra. Ingurgitiamo sempre più medicine e con ciò riduciamo la capacità del corpo a produrre le sue.”

 Tiziano Terzani - Un altro giro di giostra

 

Sulla caduta del governo

Il governo è caduto.

Sarà un bene? Un male? E’ colpa di Mastella? Di Veltroni? E’ un complotto della magistratura? Tornerà Berlusconi al governo?

Sinceramente non me ne frega nulla!

Non è mia intenzione fare un’analisi politica sulla caduta del governo. Probabilmente non ne sarei nemmeno in grado.

Caduto un governo se ne fa un altro. Funziona come per i papi.

A pensarci bene il Governo e la Chiesa hanno una caratteristica che li accomuna: la loro inutilità!

Nessuno ne ha realmente bisogno.

Sono solamente le persone di potere che han bisogno di un governo per difendere i loro privilegi e di una chiesa che dia un senso alle ingiustizie da loro inferte: “soffrirete sulla terra ma da morti avrete la vostra ricompensa“.

E’ caduto il governo? Bene, prepariamoci a resistere al prossimo.


Ho appena appreso la notizia che il Papa rinuncerà alla visita dell’Università La Sapienza di Roma.

Il TG1 ne ha parlato per 20 minuti! Siamo in un mondo pieno di guerre, violenze, ingiustizie, morti sul lavoro… ma non hanno la stessa importanza della ”cacciata” del Papa, vista come atto “antidemocratico”, “intollerante”, “incivile”.

Addirittura Calderoli è intervenuto con una comica affermazione: “…si è veramente superato ogni limite, anche quello della decenza“. Anche se stento a credere che un personaggio del genere abbia avuto il coraggio di parlare di limiti e decenza.

Peccato che nessuno si è accorto che il Papa non è stato cacciato… ma ha deciso liberamente di non presentarsi… come liberamente si ha il diritto di dire che “noi il Papa non lo vogliamo“.

I giornalisti e i politici sono i primi a parlare di grave danno per la democrazia. Proprio i giornalisti che sono i primi a censurare le notizie che non fanno comodo ai loro padroncini… e i politici che non perdono mai tempo quando si tratta di soffocare quelle poche voci libere che ogni tanto tentano di farsi sentire.

Ricordiamoci che il vaticano ha potentissimi (quanto nocivi) mezzi di comunicazione per far sentire la voce del Papa in ogni angolo del globo. Riacordiamoci che la rai è in mano al vaticano (e il TG1 oggi ne ha dato una triste conferma) e che i telegiornali nazionali aprono le loro notizie con le dichiarazioni del Papa.

E’ forse mancanza di democrazia il non dare voce a chi ne ha troppa?

La voce si da a chi non ne ha.

Il Papa non si vede e non si farà vedere. Viva la libertà.

La paura

“Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo”.

Leon - Blade Runner

La violenza

[Scena tratta dal film: Sacco e Vanzetti]

Che zizzità

Strade di Napoli invase dai rifiuti.

Scontri a Pianura contro la riapertura della discarica.

Rifiuti dati alle fiamme.Una situazione di difficile comprensione, soprattutto per chi non la vive dall’interno.

E l’informazione, almeno quella ufficiale, non ci aiuta certo a capire i motivi che hanno portato a tutto ciò.

Ma qualche giorno fa sono stato sorpreso dal TG1 che ha intervistato e premiato Roberto Saviano, uno scrittore balzato sotto i riflettori mediatici per il grande successo riscosso dal libro “Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”.

Quello che segue è il video della breve intervista in cui Roberto Saviano chiarisce in poche parole alcuni dubbi sugli avvenimenti recenti.

Ovviamente la sera dopo il TG1 ha riaggiustato il tiro dando voce all’opinionista Oscar Giannino che ha avuto il compito di ristabilire una certa “verità”.

Per chi volesse saperne di più su “Gomorra” può seguire l’intervista di Enzo Biagi all’autore Roberto Saviano.

E se ancora non vi fosse bastato… beh vi toccherà comprare il libro.

Riflessioni personali su mafia e Stato:

La mafia e lo Stato sono due tipi di organizzazione simili. A volte colaborano altre volte si pestano i piedi. Il contrasto nasce dal fatto che la mafia usurpa parte del potere statale.

La mafia come lo Stato arruola, impone, giudica, condanna ed esegue la condanna.

Non ha senso a mio avviso lottare contro la mafia sposando la causa dello Stato.

Ha senso invece battersi contro ogni forma di potere ed oppressione, sia della mafia che dello Stato.

Oroscopo del giorno!

Dopo l’oroscopo del 2008, arriva l’oroscopo del giorno! Sempre di Paolo Fox ovviamente.

Siete indecisi se dichiarare o meno il vostro amore? Siete indecisi se farla veramente finita? Se buttarvi da un ponte o da un treno in corsa? Volete sapere se è il giorno giusto per tentare la fortuna al superenalotto? Bene… l’oroscopo giornaliero di Paolo Fox scioglierà tutti i vostri dubbi!

Il risultato è garantito!

E come dice sempre Paolo Fox: “Non credete all’oroscopo ma verificatelo!”

P.S. Pare che Vergine e Sagittario oggi faranno un bebè! :D

Correrò il rischio di apparire ripetitivo, ma ho trovato un altro video girato durante il concerto dei The Flus che rende molto bene l’atmosfera di gioia e di festa che si respirava quella sera a Madrid.

Ancora però riesco a capacitarmi di come io e i miei amici, che abbiamo creato un casino colossale, non siamo stati ripresi dall’occhio del grande fratello che ha praticamente ripreso tutto il pubblico.

 Enigma: di chi sarà mai quel volto stampato in decine di copie e sventolato per tutto il concerto?

Un piccolo indizio per gli amici: Non è Angela!

Per quel che mi riguarda esprimo un desiderio: The Flus in concerto a Pescara! Accadrà mai?

Buon divertimento!

Un comodo tachiyomi

In genere, il tachiyomi è una pratica non molto ben vista da chi gestisce una libreria.

Ma ci sono luoghi dove non solo è consentito fare del tachiyomi, ma addirittura è consentito fare del comodo tachiyomi.

E’ il caso della libreria Book&Wine di Pescara (dietro al nuovo tribunale, quel casermone-fortezza costruito da pochi anni)

Mi spiego meglio.

La gran parte dei libri è situata al piano di sopra. Voi entrate, salutate, salite le scale e vi accorgerete di essere seguiti. Magari vogliono controllare che non venga rubato nulla e invece: “Salve! faccia come se stesse alla libreria di casa sua. Guardi quelle sono le poltrone, se vuole può sedersi e leggere un buon libro”.

Oh che bello!

Beh inizialmente ci si sente un pò in imbarazzo a sedersi e sfogliare le pagine di un libro, quindi procedo nel mio classico tachiyomi. Ma poco dopo si rifà viva la commessa: “Non si faccia problemi, può sedersi!”.

Beh a questo punto mi siedo… poltrona bassa, comoda, riposante. Mi calo nella lettura. Ahh che pace! Non si hanno problemi di concentrazione… le pagine scorrono velocemente!

Stando seduti non è un vero e proprio tachiyomi.

Leggere seduti è molto diverso dal leggere in piedi.

Quando si legge seduti, comodamente seduti, pian piano ci si affeziona al libro. Lo si sente proprio.

Finita la lettura non puoi abbandonarlo e andartene come se niente fosse accaduto. Oramai si è creato un legame. Il libro va comprato. E personalmente non accetteri neanche di comprare un’altra copia che non sia quella che ho avuto appena tra le mani.

Ora sapete che se volete fare del comodo tachiyomi potete andare a Book&Wine.

Miraccomando portatevi i soldi.

fiumi di sangue

La guerra è passata lavando la storia e l’umanità nel pianto e nel sangue…

Fiumi paurosi di sangue lavarono tutte le zolle e percorsero tutti i sentieri del mondo.

Torrenti spaventosi di lacrime fecero echeggiare il loro straziante lamento attraverso i vortici di tutta la terra: montagne di ossa e di carname umano ovunque biancheggiarono e ovunque imputridirono al sole.

Ma nulla si trasformò, nulla si evolse!

Renzo Novatore

Che cosa sono le nuvole?

Otello: Iiiih!e che so quelle?

Jago: quelle sono…sono le nuvole…

Otello: e che so ste nuvole?

Jago: mah!?

Otello: quanto so belle, quanto so belle…quanto so belle…

Jago: aah straziante bellezza del creato!

Otello, dietro le quinte, ascolta. Segue la trama.

Percepisce di essere solo un burattino, di essere manovrato ed ingannato. Prende coscienza di sè e della propria condizione.

Ma quando torna in scena, segue inevitabilmente il copione.

E così gli anni passano, la storia va avanti e si ripete, cambiano i burattini ma il copione resta invariato.

Ma è solo quando verranno uccisi (sulla scena) e buttati via nella discarica che sia Otello che Jago vedranno con i propri occhi ciò che fino ad allora gli era stato sempre negato: “ahhh straziante bellezza del creato!“. La libertà.

La potranno solo vedere da lontano, senza avere la possibilità nè di avvicinarsi nè di sfiorarla, perchè oramai non sono più in grado (e forse non lo sono mai stati) di vivere, senza un padrone.

In 20 minuti Pasolini descrive la condizione umana. Un capolavoro.

Fiesta de San Cayetano

Ecco a voi…

The Flus

Ho avuto modo di apprezzarli a Madrid, Fiesta de San Cayetano (Agosto 2007).

Serata memorabile! Birra musica e tanto divertimento! Ho dato vita a un pogo generalizzato… ho pestato i piedi rovesciato birre e rotto le palle a tutti. Sicuramente la migliore serata della vacanza in Spagna.

Per chi c’era: Oh raga… magari nel video si intravede qualche nostra testolina!

The Flus - Cabeza de Manzana

Paolo Fox è qui!

Sono finalmente online le previsioni del 2008, segno per segno, di Paolo Fox!

P.S. Pare che il sagittario avrà tanti figli!

P.P.S. Pare anche la vergine!!

I sogni…

Non tutti gli uomini sognano allo stesso modo, coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono al risveglio la vanità di quelle immagini, ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi perché può darsi che recitano i loro sogni ad occhi aperti per attuarli…”

LAWRENCE D’ARABIA

Perchè tachiyomi

Tachiyomi in giapponese significa letteralmente “leggere in piedi”. Quante ne so eh? hehehe. Si vabbè l’ho scoperto due giorni fa quando raccontando ad un’amica che ero andato alla feltrinelli per sbirciare importantissime informazioni riguardanti il mio futuro sul libro di Paolo Fox (oroscopo 2008 mese per mese), sono stato accusato di Tachiyomi! Lì per lì mi sono spaventato… poi ho scoperto che stavo semplicemente leggendo a scrocco. Da qui è nata l’idea di dare questo nome al blog!

Il Tachiyomi è un fenomeno molto diffuso tra i giapponesi e c’è chi addirittura arriva a leggere la fine del libro!

Fantastico! Quindi ho pensato: perchè leggere un libro rinchiudendosi dentro casa, in solitudine, magari comodamente sdraiati sul letto?

E’ molto meglio leggerlo in piedi, tra la gente, senza pagare(!!!)[beh in realtà i soldi per un libro sono sempre ben spesi - per un libro di paolo fox forse no, forse!] così si ha la possibilità di commentarlo subito magari mettendo in pratica all’istante ciò che si è appena letto. Si evita così di separare la lettura dalla vita quotidiana e si fa della propria vita un romanzo, un giallo o un racconto di avventure.

Si fà così del tachiyomi una filosofia di vita.

Fila no? Mmhmh NO?? no! ok.

Si infatti rileggendo noto che ho esagerato un pò. Vabè cmq oramai il blog è fatto.

In ogni caso…

…VIVA IL TACHIYOMI!!!

(articolo riveduto e corretto dopo le precisazioni di BEA)

Esempio di giapponese in preda al tachiyomi

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